mercoledì 20 marzo 2013

Remyths - Il Pasto



Una sala buia. Solo un braciere la illumina.
Un trono. Di pietra. Spoglio.
Su esso un uomo (un uomo?), dall'aspetto quasi femmineo, androgino. L'espressione dolce che solo la crudeltà sa dare a un volto.
Un corpo, al centro della sala. Ai confini tra la vita e la morte. Un corpo d'uomo forte, un corpo d'eroe. Immobile nelle sue membra.
E' Pelope? Tieste? Agamennone? Edipo? Polinice? Nessuno lo sa.
Un canto dal buio, voci di donne lontane nello spazio, nel tempo, nel significato.
“Euoè!”, gridano, “Euoè!”
Dal buio figure velate di madri, sorelle, figlie. Dal buio figure decise o esitanti o bramose di padri, fratelli, figli. Nei loro occhi una luce ferina e feroce, umana e disumana insieme.
Vengono per il pasto, la mensa del dio.
Sul trono, come su un palco, Dioniso sorride. E' la sua festa.
Quel corpo è un'altra, sempre la stessa tragedia che gli viene immolata. Poeti, studiosi, attori mortali di un giorno futuro, dopo questi mortali presenti, verranno per cibarsi al suo banchetto immortale.
Sorride, Dioniso, col suo ingannevole sorriso. E indica il corpo.
“Prendete e mangiatene tutti”, dice.
Buio.


NB: l'immagine non è di mia proprietà, l'ho trovata su http://www.lavocedellemuse.com/wp-content/uploads/2012/11/dioniso01.jpg, e a richiesta del proprietario verrà rimossa

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